I 30 Maggiori Porti al Mondo

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Secondo l’ infografica , i mega porti Cinesi hanno mantenuto la loro posizione di testa, leader il porto di Shanghai , dopo aver salito di quasi due milioni di TEU dal 2013 . L’attuale aumento dei volumi di container arriva in un momento in cui le capacità di navi container sono progressivamente aumentati di circa otto volte negli ultimi 40 anni da 2.400 a 19.000 TEU .

Fonte: Port Technology, Articolo in Inglese

 

 

Come la volatilità del Rublo ha cambiato per sempre l’economia Russa

E’ passato poco più di un anno dalla prima caduta libera del rublo a partire dal crollo sovietico.
In cinque grafici si mostra come le decisioni della banca centrale stanno influenzando ogni aspetto dell’economia russa, dal decimare i salari all’arricchire gli esportatori di petrolio.

1. Inflazione

Il rublo ha perso circa il 30 per cento rispetto al dollaro USA, alimentando l’inflazione a un picco che non si vedeva da 13 anni. La banca centrale ha cercato di contrastare con rialzi dei tassi fino al 17% lo scorso dicembre.

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2. Povertà

L’inflazione galoppante ha eroso il potere d’acquisto dei consumatori. Il conseguente calo dei salari e del reddito disponibile è stato così drammatica da rendere più russi bisognosi. La Banca Mondiale prevede che la Russia sperimenterà per la prima volta dall’inizio della crisi finanziaria 1998-1999 un aumento significativo del suo tasso di povertà, che si era quasi dimezzata dal 2000, quando il Presidente Vladimir Putin assunse il potere e il prezzo del petrolio ha cominciato a salire.

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3. Tagli ai Salari

Come già accaduto tante volte nella sua storia, il mercato del lavoro russo si adatta ai tempi duri tagliando salari e riducendo il numero di ore di lavoro, piuttosto che licenziare i lavoratori. Il tasso di disoccupazione, che era al 5,2 per cento nel mese di novembre 2014, si scrollò di dosso un breve aumento e da allora è tornato a 5,2 per cento nel mese di settembre.

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4. Meno viaggi e consumi

Con la diminuzione dei redditi, i consumatori hanno ridotto le loro abitudini di acquisto. Viaggiano meno all’estero e sono passati a marchi alimentari russi. Il divieto di alcune importazioni assieme al rublo debole ha messo fuori pista molte merci estere di consumo

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5. Esportatori di Petrolio

I principali produttori di petrolio hanno però beneficiato della valuta debole, grazie al sistema fiscale. I loro costi difatti sono in rubli ed i profitti in valuta estera. Questo ha aiutato a contrastare il crollo del greggio e a mantenere alti i profitti. Il governo sta ora valutando una windfall tax sulle compagnie petrolifere per il prossimo anno, che limiterebbe i benefici agli esportatori di petrolio dovuti alla svalutazione del rublo.

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Sorgente: How the Unshackled Ruble Has Changed Russia’s Economy Forever

 

Cina, smog nel nord-est Mai così alto

 

 

Una tv via cavo si chiede se si è davanti a un paese incantato o al giorno dell’Apocalisse, e si risponde più la seconda coi neon dei ristoranti che sembrano galleggiare nel buio. Non è la prima volta in Cina che l’allarme inquinamento crea situazione da fine del mondo. Nel nordest del Paese la nube grigia che avvolge tutto ha toccato il suo picco domenica ma continua a rimanere densa: voli cancellati, autostrade chiuse, visibilità di 500 metri al massimo. Secondo gli ecologisti, il livello di inquinamento rilevato nella metropoli di Shenyang è «il più alto che si sia mai registrato nel mondo». Un nuovo record.

Questa parte della Cina è ricoperta da una coltre di smog oltre l’immaginabile. Il livello di polveri pericolose pm 2,5 (le microparticelle più pericolose perché penetrano nelle vie respiratorie profonde) è stato di 1.400 microgrammi per metro cubo, cioè 56 volte più alto di quello ritenuto il massimo sopportabile dall’ Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che è di 25 microgrammi per metro cubo (per offrire un termine di paragone ieri in via Senato a Milano il livello registrato dall’Arpa era di 30 microgrammi al metro cubo). È un record anche per i livelli di inquinamento della Cina, notoriamente abnormi. Le cifre più alte mai registrate.

A Changchun, capitale della provincia di Jilin, nel nord est, lo smog era così pesante da rendere invisibili gli edifici: un’immagine mostra il neon di un ristorante che galleggia a mezz’aria sopra il traffico. I livelli di PM2,5 hanno raggiunto gli 860 microgrammi per metro cubo nella città che conta 8 milioni di abitanti (il massimo raccomandato dall’Oms è una media di 25 microorganismi in 24 ore).

Nella città di Shenyang lo smog ha superato di 40 volte il livello di sicurezza e da domenica uscire di casa o, peggio, praticare attività all’aperto è «estremamente pericoloso per la salute». Il picco è stato raggiunto nel primo giorno di accensione degli impianti di riscaldamento domestici della provincia nordorientale del Liaoning, che come per la gran parte del Paese dipendono ancora dal carbone. Secondo i dati rilasciati dall’Agenzia per la Protezione ambientale di Shenyang la concentrazione di particelle tossiche, PM2.5, superava i 1.000 microgrammi per metro cubo.

Il livello è il più alto dal 2013, anno in cui la Cina ha iniziato a monitorare i suoi cieli grigi. Le autorità locali hanno ordinato alle fabbriche di tagliare la produzione nei giorni di allarme rosso e raccomandato ai residenti di restare in casa. Un rapporto Greenpeace dello scorso luglio ha rilevato una generale tendenza alla diminuzione delle emissioni: solo in diciotto città delle 189 prese in esame dall’ONG sono stati registrati valori di PM 2.5 superiori a quelli dello scorso anno. A contribuire al miglioramento dell’inquinamento atmosferico sono state le norme anti-smog recentemente entrate in vigore, con pene più severe per chi inquina e ulteriori restrizioni sulle emissioni inquinanti, che hanno portato in diversi casi a un calo degli utili delle aziende del settore minerario. Tuttavia le città cinesi restano ancora molto inquinate, soprattutto nel periodo invernale, a iniziare da Pechino dove la media di inquinamento annuale e’ di 77,8 microgrammi per metro cubo di aria.

Quello che è cambiato rispetto al passato è l’atteggiamento dei politici che ripetono di essere preoccupati per l’aria inquinata e dichiarano guerra allo smog. Nel novembre 2014, quindi eattamente un anno fa, la Cina ha accolto i leader del mondo all’Apec summit, e il presidente Xi Jinping ammise di leggere ogni giorno i livelli di inquinamento della città. «In quei giorni – ha detto in un discorso tv – la prima cosa che facevo era svegliarmi la mattina e controllare la qualità dell’aria di Pechino e sperare che ci fosse meno smog e tutti gli ospiti si sentissero più a loro agio». In quei giorni Pechino fu più pulita per i visitatori, mai stessa cura c’è stata a Shenyang.

 

Sorgente: Il Sole 24 ORE

Tutto il debito pubblico del mondo in un grafico

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Questa enorme palla, che ogni anno diventa più grossa, è la visualizzazione del debito pubblico mondiale rielaborata da Visual Capitalist. Lo stock complessivo sfiora i 60mila miliardi di dollari e sono esclusi il debito privato e quello delle imprese. Qualche considerazione sul grafico:

Sette dei 15 Stati con il più alto livello di debito sono europei. E da sola l’Europa, se escludiamo la Russia, assomma più di un quarto (per la precisione il 26%) dell’intero debito pubblico mondiale. Se poi combiniamo assieme Stati Uniti, Europa e Giappone, arriviamo addirittura a tre quarti dell’intero debito pubblico mondiale (il 75%).

Non mancano gli squilibri piccoli e grandi tra forza economica e peso del debito. Gli Stati Uniti, per esempio, rappresentano il 23,3% dell’economia mondiale ma hanno il 29,1% del debito pubblico. L’economia del Giappone è pari al 6,18% del totale mondiale, ma il suo debito pubblico sfiora il 20%. Al contrario la Cina pesa per il 13,9% dell’economia mondiale ma ha solo per il 6,25% del debito pubblico planetario. Ma visto che quello privato è esploso, il debito cinese complessivo secondo alcune analisi è quadruplicato da 7mila miliardi a 28mila miliardi di dollari, a causa dei prestiti accesi al di fuori del settore bancario regolamentato e della speculazione immobiliare.

Al di là degli squilibri, è l’esplosione generale del debito che fa impressione.Un report di qualche mese fa di Mc Kinsey parlava di un debito complessivo globale che sta sfiorando i 200mila miliardi di dollari e che in appena sei anni è aumentato di 57mila miliardi, pari a uno spaventoso 40%.

Il debito, come osserva acutamente Claudio Borio, che guida il Monetary and Economic Department della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, «è stato un sostituto sociale ed economico della crescita. Ci fa sentire ricchi a svantaggio delle prospettive future, ma non necessariamente aumenta la crescita. Maschera la riduzione di lungo termine della produttività che abbiamo visto nell’economia mondiale».

Quella di poter ottenere una crescita sostenibile solo attraverso il debito è però un’illusione. Fuori dai denti, Borio afferma che «la politica monetaria non è la risposta. La risposta sono differenti politiche di lungo termine, strutturali, che aumentino la crescita potenziale del mondo. Non è una risposta facile, ma non ci sono soluzioni semplici: il mondo deve provare a uscire dalla dipendenza dal debito, considerato come una scorciatoia per la crescita».

Sorgente: Tutto il debito pubblico del mondo racchiuso in un grafico – Il Sole 24 ORE

Export Italia 2015: Bene La Crescita, ma Concentrata

Infografica International Trade Observatory 2015


Euler Hermes, il leader mondiale dell’assicurazione crediti, ha presentato lo scorso giugno la III Edizione dell’International Trade Observatory presso la UniCredit Tower Hall.

 

L’evento, realizzato in partnership con UniCredit e con la presenza di Istituzioni, imprese e professionisti del mondo finanziario, ha presentato le opportunità e i rischi del made in Italy, ha indicato le nuove rotte dell’export e gli strumenti finanziari necessari per uno sviluppo del business nel lungo periodo.

 

Presentando lo studio intitolato “Cercando di raggiungere le stelle?”, Ludovic Subran, capo Economista di Euler Hermes ha dichiarato: “dopo tre anni di contrazione possiamo finalmente affermare che la recessione in Italia è ormai alle spalle. La nostra previsione di crescita pari allo 0,6% nel 2015 e 1.1% del 2016 è ben sostenuta dai principali indicatori economici che stanno ripartendo”.

 

Entrando più in profondità nell’analisi, Subran ha poi evidenziato le “cinque stelle splendenti” che dovrebbero garantire al Paese i benefici economici attesi:

 

  • Euro debole verso il Dollaro che dovrebbe sostenere una maggiore crescita dell’export (attesi 10 miliardi di export addizionale nel 2015 di cui 6 derivanti dall’indebolimento della moneta europea)
  • Basso costo del petrolio che dovrebbe sostenere i consumi (+ €1,5 miliardi pari a 0,11% del Pil) mentre tra le imprese la riduzione del costo dell’energia impatterà positivamente sui margini finanziari (+1,4%)
  • Miglioramento dell’accesso al credito per le famiglie e le imprese
  • Expo Milano dovrebbe garantire un piccolo impatto positivo per il 2015 (+0,1% del Pil) e rafforzare il brand Made in Italy
  • La radicata cultura export, specialmente tra le micro e piccole imprese

 

L’export italiano continua a trainare l’economia nazionale e nel 2015 dovrebbe raggiungere l’importo nominale di 481 miliardi. I principali mercati di destinazione continuano ad essere la Germania,  Svizzera, Francia, USA, e UK che assorbono il 75% dell’export addizionale atteso quest’anno. I principali settori che beneficeranno della crescita delle transazioni internazionali saranno la meccanica, chimica, tessile e agroalimentare.