UE, nel 2018 arriva il bando che finanzia la digitalizzazione delle PMI

Un milione di euro. Questa è la cifra (a dir la verità piuttosto modesta) stanziata dall’UE per il progetto pilota “Digital Enablers in SMEs: support digitalisation to enhance SMEs’ capacity to go international and innovate” promosso dal parlamentare europeo Massimiliano Salini.

Il progetto contempla la possibilità di inserire in azienda, per un determinato periodo di tempo, personale qualificato che guidi l’impresa nell’utilizzo del digitale con l’intento di migliorarne la capacità innovativa e la competitività sui mercati esteri.

Raramente le aziende hanno all’interno del loro organico questo tipo di figure – che normalmente provengono da università o incubatori e si caratterizzano per possedere grande dimestichezza con le tecnologie digitali – e dunque il finanziamento può risultare molto interessante per un grande numero di soggetti del nostro sistema imprenditoriale.

In pratica il progetto darà l’opportunità a 50 PMI e/o startup a forte potenziale di crescita di poter inserire in azienda giovani esperti digitali per un periodo massimo di sei mesi allo scopo di supportarne la trasformazione digitale.

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Dal Ministero per lo Sviluppo Economico un bando export per i consorzi

Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) sostiene l’export delle PMI  con un bando per l’Internazionalizzazione, che rimarrà attivo per tutto il mese di febbraio.

Il bando è rivolto ai consorzi per l’internazionalizzazione, ovvero le unioni, anche temporanee, di piccole e medie imprese accomunate dello scopo esportare all’estero.

Per potere accedere al contributo a fondo perduto concesso dal Mise i consorzi dovranno avere i seguenti requisiti:

  • essere consorzi o cooperative di almeno cinque PMI dei settori industriale, artigianale, turistico, agroalimentare o ittico aventi sede in almeno 3 regioni differenti (ad eccezione della Sicilia, che può presentare associazioni di sole aziende della regione) intenzionati ad esportare prodotti all’estero
  • avere come scopo vendere all’estero le produzioni del territorio, anche per mezzo di partnership con imprese estere
  • essere senza scopo di lucro e non distribuire utili alle imprese del consorzio
  • essere regolarmente iscritti al Registro delle Imprese e non essere soggetti a procedure di fallimento o liquidazione

Le iniziative finanziabili dal Bando Internazionalizzazione 2017

Le aziende, potranno ottenere finanziamenti per le seguenti iniziative:

  • partecipazione a fiere internazionali o eventi collegati
  • allestimento di showroom temporanei all’estero
  • incontri bilaterali e workshop con operatori esteri
  • azioni promozionali nei mercati esteri
  • attività di formazione e consulenza export, che non superi in totale il 25% del budget
  • registrazione del marchio del consorzio

I progetti export dovranno prevedere una spesa non inferiore a 50mila euro e non superiore a 400mila, e dovranno essere portati  termine entro il 31 dicembre 2017.
Il rimborso non potrà, in ogni caso, superare il 50% del totale.

Come presentare la domanda

La domanda di ammissione al bando consorzi export è da presentare entro il 28 febbraio. La successiva domanda di liquidazione andrà invece presentata entro il 15 maggio 2018, una volta portato a termine il progetto.

Tale domanda dovrà essere redatta in carta semplice secondo il Modello C di Domanda Rendicontazione e inviata tramite la PEC del consorzio all’indirizzo dgpips.consorzi@pec.mise.gov.it, provvista dell’adegauta documentazione, vale a dire:

  • relazione dell’attività promozionale svolta sui mercati esteri
  • copia dell’atto costitutivo dello statuto

  • autocertificazione inerente agli aiuti erogati dal ministero

Scarica il contenuto integrale del bando e i relativi moduli

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Lo smobilizzo pro-soluto: il forfaiting

Alle aziende che esportano macchinari, impianti, tecnologia o che eseguono commesse chiavi in mano, viene spesso richiesto di concedere credito ai loro committenti, per periodi che vanno oltre il normale termine commerciale di pagamento.

Spesso la concessione di termini di pagamento, più diluiti nel tempo, può determinare il buon fine di un affare, poiché permette al compratore di autofinanziare i propri pagamenti.

L’esportatore però raramente è in grado di mantenere in portafoglio i crediti che derivano da vendite a medio-lungo termine e preferisce individuare una controparte finanziaria che sia disponibile ad acquisire detti crediti contro pagamento del loro valore attuale.

Le operazioni che l’azienda esportatrice ha a disposizione per trasformare un credito a medio-lungo termine in un introito di cassa a vista, non intendendo o non potendo ricorrere all’auto-finanziamento o ai finanziamenti bancari, sono: lo sconto pro-soluto o forfaiting; il factoring e il credito acquirente.

Lo sconto pro-soluto o forfaiting, è un acquisto senza rivalsa di cambiali tratte o pagherò, espresse nelle principali divise internazionali con scadenze da 6 mesi a 7/8 anni, avallati (o garantiti) da banche o istituti finanziari garantiti, scontate a tasso fisso o variabile.

È possibile applicare tale tecnica anche ai crediti con dilazione da 3 a 24 mesi (considerato quest’ultimo, il limite del credito a breve), ed estendere tale operatività non solo a titoli di credito quali sono gli effetti, ma anche ad impegni di banca, derivanti da corretti utilizzi di crediti documentari con pagamenti differiti

La tavola 1 intende mettere in evidenza le situazioni in cui si può ricorrere alla tecnica del forfaiting. Nel primo caso l’operatore potrà richiedere al proprio istituto di scontare pro-soluto l’impegno di pagamento differito:

• emesso dallo stesso, in presenza di credito confermato;
• emesso da altro istituto bancario italiano (per crediti notificati e confermati da istituti bancari con i quali non si hanno rapporti);
• emessi da banche estere, per crediti avvisati e non confermati da banche italiane.

Si osserva che lo sconto di impegni differiti delle banche a fronte di crediti documentari, permette agli operatori di rientrare da anticipazioni, a suo tempo ottenute e/o ottenere liquidità, evitando di ricorrere ad ulteriori anticipazioni.

Qualora gli istituti bancari avessero già addebitato le commissioni per pagamento differito, il tasso di sconto per il calcolo del valore attuale, dovrebbe essere quanto mai contenuto poiché nel primo caso la banca anticipa il pagamento di un debito proprio, nel secondo, quello di altre banche.

Nei casi in cui avviene uno sconto pro-soluto di effetti (o forfaiting without recourse cioè senza diritto di rivalsa), l’esportatore potrà godere di tutta una serie di vantaggi:

incasso a vista del valore attuale degli effetti, a pochi giorni dalla cessione dei titoli di cui si entra in possesso;

facilita i prefinanziamenti bancari ed elimina costi assicurativi del credito;

trasferimento di tutti i rischi insiti nei titoli ceduti, dal rischio di cambio (se il credito è espresso in valuta out), al rischio di tasso, al rischio paese, al rischio di mancato pagamento;

aumento della liquidità e/o abbassamento dell’indebitamento;

eliminazione del costo amministrativo generato dalla buona gestione dei titoli in portafoglio, incluse tutte le poste di bilancio cui i crediti aziendali danno luogo;

costi fiscali ridotti (bollatura ridotta per il medio-lungo termine);

possibilità di ottenere il contributo Simest.

I titoli, oggetto del forfaiting devono essere:

redatti su moduli internazionali, firmati dal debitore e senza alcuna limitazione alla loro trasferibilità;

avallati dalla banca estera o accompagnati da originale della garanziaemessa dalla banca estera;

girati “without recourse”;

accompagnati da attestazione della banca italiana ed estera con autentica delle firme sia del debitore che dell’avallo (o garanzia) della banca estera.

I tassi tengono conto del costo base (tassi correnti della divisa in cui è espresso il titolo) e dei costi addizionali (rischio politico, commerciale e possibile fluttuazione dei tassi nel periodo considerato) e variano in funzione della divisa in cui sono espressi i titoli, del debitore e dell’avallante e della disponibilità e durata dei titoli.

Il commitment, l’andling fee e il costo dello sconto sono in genere sostenuti dal fornitore; il costo dell’avallo o della garanzia sono solitamente a carico dell’importatore.

L’esportatore prima di proporre alla propria clientela un regolamento a medio/lungo periodo deve sapere:

Se potrà smobilizzare i titoli, e di conseguenza individuare un forfaiter ed ottenerne un impegno. In genere le banche italiane non assumono la veste di forfaiter in via diretta, ma quella di consulente che individua il forfaiterdisponibile allo sconto. È anche il caso di osservare che le aziende spesso si rivolgono direttamente ai forfaiters con il quale hanno in precedenza concluso altre operazioni similari. In tale caso è opportuno che la loro validità (nel tempo o per le cifre oggetto della transazione) sia opportunamente verificata. È altresì il caso di osservare che l’esportatore che per mettere in concorrenza l’eventuale contro- parte, si rivolge contemporaneamente o in successione a più soggetti (banche e forfaiters), fa conoscere l’operazione sul mercato e ne alza i costi.

Quale potrà essere il tasso di interesse applicabile in contratto per la parte di regolamento differito. Questo punto riveste una grande importanza se ci si avvale all’intervento Simest che richiede l’osservanza delle regole del “Consensus” (accordo tra paesi industrializzati per regolare l’intervento dei rispettivi governi negli interventi finanziari a favore delle rispettive esportazioni).

In breve, tali regole sono:

• Il regolamento del contratto deve prevedere un pagamento anticipatopari ad almeno il 15% del valore fornitura;

Il tasso applicato in contratto deve essere almeno pari a quello previsto dall’accordo di “Consensus” in sede Ocse (tassi Cirr: Commercial Interest Rate of Reference) che rivede mensilmente i tassi minimi applicabili per i contratti conclusi nel periodo: la scadenza degli effetti deve essere almeno semestrale (o maggiore); il primo effetto deve scadere entro i 6 mesi dalla data di spedizione, o in presenza di collaudo, a 6 mesi dal collaudo. L’intervento di Simest sarà pari, nei limiti di un margine percentuale massimo tra tassi Cirr e tassi di mercato riferiti a ciascun paese, peroperazioni agevolabili, al delta esistente tra i tassi di sconto e il tasso del contratto, tenuto conto del risparmiato costo assicurativo del credito (minimum premium benchmark, che resta a carico dell’esportatore), una volta allineati il tasso di sconto ed il tasso del contratto (tasso di interesse);

Quali saranno i costi complessivi dell’operazione e se potrà attivare il contributo Simest. Conoscere i costi e l’eventuale contributo è determinante per fissare il valore della commessa e quindi ottenere un valore attuale pari o vicino all’importo che si desidera incassare. Sia iforfaiters, sia le banche sono in grado di fornire proiezioni di costi e ricavi.

Il valore delle operazioni gradite dal mercato sono per titoli il cui valore oscilli almeno tra i 50.000 e i 100.000 euro, poiché ciascun effetto determina dei costi amministrativi di gestione ed incasso. Può accadere che l’intermediazione del proprio istituto bancario possa permettere la negoziazione di titoli d’importo inferiore; sia le banche che i forfaiters sono in grado di fornire assistenza per l’attivazione e la gestione della pratica Simest.

Abbiamo visto che lo sconto pro-soluto è possibile in presenza di un impegno bancario.

Offrendo uno strumento presente da tempo nei mercati esteri, Sace sta innovando il mercato italiano ponendo una propria garanzia su un credito “corporate” – cioè non assistito da impegno bancario – per un importo non superiore al 95% del valore della fornitura.

La novità sta nel fatto che la relativa polizza ha la caratteristica di esseretrasferibile e quindi di essere volturabile a favore di un istituto bancario/finanziario.

La volturabilità porta alla possibilità di individuare un istituto bancario disponibile a scontare pro-soluto l’intera fornitura o la parte coperta da polizza Sace. Le fasi di tale operatività sono le seguenti:

• L’esportatore è in grado di presentare a Sace un importatore che presenti caratteristiche di bilancio accettabili per l’istituto;

• Sottoscrizione di un contratto che preveda le clausole ritenute essenziali da Sace (titoli internazionali, accettazione da parte del paese del debitore della convenzione di New York; accettazione della fornitura; clausola arbitrale);

• Emissione della polizza da parte di Sace;

• Dichiarazione della banca scontante che intende subentrare all’esportatore in qualità di neo-assicurato e che di conseguenza si assume gli obblighi e gli oneri derivanti dalla voltura della polizza, e che si fa carico anche di eventuali inadempienze. Svolgono azione di consulenza in merito, ovviamente le banche, consulenti professionisti e società finanziarie (forfaiters).

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Nuovi fondi per chi vuole esportare i propri prodotti

Le news sul mondo dell’export, focus Paesi, mercati esteri, che cosa e dove esportare. Informazioni utili per vendere all’estero.

Il decreto del ministero dello sviluppo economico dello scorso 7 ottobre 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1 dicembre 2015, stanzia 80 milioni di euro sul fondo crescita sostenibile, al fine di supportare le imprese in programmi di inserimento nei mercati extra Ue, per la diffusione di beni e servizi prodotti in Italia. Ma come funziona il nuovo intervento ministeriale?

Le linee di intervento

Stando a quanto risulta dal testo del decreto Mise, due sono le linee di intervento, finalizzate a sostenere i programmi di inserimento nei mercati extra Ue. Per poter essere oggetto di agevolazione, gli stessi devono essere realizzati in un solo paese di destinazione, mediante l’apertura di una struttura, non configurabile come rete di distribuzione all’estero, che possa agevolare il lancio e la diffusione di beni e servizi prodotti in Italia, oppure distribuiti con marchio di imprese italiane.

Ancora, il decreto prevede che tale struttura possa essere costituita da un solo ufficio, un solo negozio o corner e possa essere gestita direttamente dal richiedente o tramite un soggetto terzo locale partecipato o meno dallo stesso richiedente. Gli impieghi oggetto di agevolazione non devono inoltre avere come oggetto una rete di distribuzione. È altresì previsto che l’impresa si impegni, all’atto della presentazione della domanda di finanziamento, a non aprire nello stesso Paese di destinazione altre strutture nei tre anni che seguono alla concessione del finanziamento.

Chi può fare richiesta

Possono fare richiesta dei benefici suddetti le pmi che hanno sede legale in Italia, che hanno realizzato in ognuno dei tre esercizi finanziari precedenti la presentazione della domanda, un fatturato estero pari, in media, ad almeno il 35% del fatturato aziendale totale. Inoltre, è necessario che al momento dell’erogazione del finanziamento le pmi beneficiarie, siano costituite in forma di spa (dunque, è possibile la richiesta da parte di altre forme giuridiche, purchè avvenga la modifica di forma societaria prima della concessione del finanziamento).

Una volta erogato, e fino alla data di chiusura del bilancio esaminato per la prima verifica, le imprese hanno inoltre l’obbligo di non modificare la propria forma di spa, pena l’eventuale revoca del finanziamento stesso.

Quanto si può ottenere

L’importo massimo che risulta essere concedibile è pari a 300 mila euro calcolato nel rispetto della normativa comunitaria «de minimis» e nel limite del 25% del patrimonio netto dell’impresa richiedente.

Sorgente: Nuovi fondi per chi vuole esportare i propri prodotti