Dal Ministero per lo Sviluppo Economico un bando export per i consorzi

Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) sostiene l’export delle PMI  con un bando per l’Internazionalizzazione, che rimarrà attivo per tutto il mese di febbraio.

Il bando è rivolto ai consorzi per l’internazionalizzazione, ovvero le unioni, anche temporanee, di piccole e medie imprese accomunate dello scopo esportare all’estero.

Per potere accedere al contributo a fondo perduto concesso dal Mise i consorzi dovranno avere i seguenti requisiti:

  • essere consorzi o cooperative di almeno cinque PMI dei settori industriale, artigianale, turistico, agroalimentare o ittico aventi sede in almeno 3 regioni differenti (ad eccezione della Sicilia, che può presentare associazioni di sole aziende della regione) intenzionati ad esportare prodotti all’estero
  • avere come scopo vendere all’estero le produzioni del territorio, anche per mezzo di partnership con imprese estere
  • essere senza scopo di lucro e non distribuire utili alle imprese del consorzio
  • essere regolarmente iscritti al Registro delle Imprese e non essere soggetti a procedure di fallimento o liquidazione

Le iniziative finanziabili dal Bando Internazionalizzazione 2017

Le aziende, potranno ottenere finanziamenti per le seguenti iniziative:

  • partecipazione a fiere internazionali o eventi collegati
  • allestimento di showroom temporanei all’estero
  • incontri bilaterali e workshop con operatori esteri
  • azioni promozionali nei mercati esteri
  • attività di formazione e consulenza export, che non superi in totale il 25% del budget
  • registrazione del marchio del consorzio

I progetti export dovranno prevedere una spesa non inferiore a 50mila euro e non superiore a 400mila, e dovranno essere portati  termine entro il 31 dicembre 2017.
Il rimborso non potrà, in ogni caso, superare il 50% del totale.

Come presentare la domanda

La domanda di ammissione al bando consorzi export è da presentare entro il 28 febbraio. La successiva domanda di liquidazione andrà invece presentata entro il 15 maggio 2018, una volta portato a termine il progetto.

Tale domanda dovrà essere redatta in carta semplice secondo il Modello C di Domanda Rendicontazione e inviata tramite la PEC del consorzio all’indirizzo dgpips.consorzi@pec.mise.gov.it, provvista dell’adegauta documentazione, vale a dire:

  • relazione dell’attività promozionale svolta sui mercati esteri
  • copia dell’atto costitutivo dello statuto

  • autocertificazione inerente agli aiuti erogati dal ministero

Scarica il contenuto integrale del bando e i relativi moduli

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L’export agroalimentare italiano continua a crescere

L’export agroalimentare italiano continua a crescere.

Secondo le proiezioni di Federalimentare, il 2016 si chuderà con un valore delle esportazioni di 30,2 miliardi, in crescita del 4,1% rispetto al 2015.

Nel periodo gennaio-novembre 2016 il consuntivo registra una quota export di 27,465 miliardi. «Ne consegue – riporta una nota dell’ufficio studi di Federalimentare – una variazione del +3,5% sugli 11 mesi 2015, in aumento rispetto al +2,9% dei primi 10 mesi 2015.

Si aggiunge che, secondo le ultime anticipazioni aggregate Istat, dicembre registra una forte accelerazione sullo stesso mese 2015, per cui il tendenziale di settore previsto a consuntivo dei dodici mesi dovrebbe risalire ancora e raggiungere il +4,2%. Sugli undici mesi si rinforza il passo degli Usa, con un +5,4%, mentre prosegue il cedimento della Cina, con un -14,2%, sostanzialmente allineato al tendenziale precedente.

Made in Italy, è tempo di riavvicinarsi a Mosca

 

Da quando Trump è diventato Presidente degli USA qualcosa sembra essere profondamente cambiato nelle prospettive delle relazioni bilaterali Russia-Stati Uniti: Mosca e Washington potrebbero infatti, nei prossimi anni, instaurare un asse economico-politico inedito sconfessando in modo radicale le politiche portate avanti durante gli otto anni di Barack Obama.L’Europa quindi rischia di rimanere da sola nel contrasto alle politiche aggressive di Putin e, complice la Brexit, sempre meno credibile sullo scacchiere internazionale.

E’ dunque comprensibile che le sanzioni alla Russia siano un tema tornato prepotentemente alla ribalta sui principali media italiani, i quali tendono ad evidenziare (giustamente) quanto il Made in Italy abbia già scontato un conto salatissimo in questi anni.

I segnali provenienti dall’ultimo aggiornamento ISTAT circa il commercio estero extra UE sono positivi: a dicembre sono stati oltre 9 i punti di crescita registrati dall’export Made in Italy in Russia.

Tuttavia la situazione è ancora ben lontana dall’essere risolta ed infatti nel 2016 le vendite di Roma verso Mosca sono calate del 5,3%.

Il raffronto con il periodo pre sanzioni è ancora più impietoso: se nel 2013, prima della crisi in Ucraina, l’export di prodotti nostrani era arrivato a toccare quota 10,7 miliardi di euro oggi questo dato si attesta a 6,7 miliardi.

In soldoni ci siamo persi per strada ben 4 miliardi di euro solo nel 2016, cifra importante e che sale addirittura a 10 miliardi se si considera la diminuzione registrata in tutto il periodo di vigenza delle sanzioni.

I settori maggiormente colpiti sono stati moda (un miliardo), meccanica strumentale (700 milioni), food&beverage (300 milioni) e in misura diversa molti altri comparti.

Sarebbe quindi, almeno commercialmente, assolutamente auspicabile che la nuova politica di alleanze di Donald Trump spinga anche l’UE a considerare seriamente di eliminare le sanzioni.

Non dimentichiamoci infatti che l’Italia, nel 2013, era il quinto fornitore di beni per il mercato russo.

La grande occasione per un rilancio del Made in Italy in Russia c’è e va colta come ha dichiarato Marinella Loddo, Direttore di ICE Milano, intervenuta in occasione del Forum Milano-Russia: “In Russia abbiamo una grande occasione rappresentata dalla reindustrializzazione. Possiamo portare il nostro know-how e lavorare insieme con i partner per costruire un nuovo modo di produrre ed intendere il Made in. Siamo fiduciosi che la situazione politica possa normalizzarsi, la Russia per noi è una grande ferita che dobbiamo colmare, il nostro export ha subito gravi contraccolpi. Speriamo di tornare a inserire la Russia nel grande mercato delle nostre esportazioni”.

Ma quale è la situazione a livello comunitario?

La speranza che la prossima scadenza delle sanzioni alla Federazione Russa fissata per il 31 gennaio scorso potesse essere l’ultima, è rimasta vana.

Il meccanismo sanzionatorio è stato infatti rinnovato fino al 31 luglio 2017 durante il Consiglio Europeo tenutosi il 21 dicembre scorso.

Un timido segnale è stato lanciato dal premier italiano, Paolo Gentiloni, nel suo primo intervento a Bruxelles del 15 dicembre scorso in occasione del Consiglio Europeo.

L’ex Ministro degli Esteri ha preso la palla al balzo e si è dichiarato contrario a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la situazione siriana e ha dunque ribadito la ferma volontà dell’Italia di spendersi a favore di una normalizzazione dei rapporti con Mosca.

Queste però rischiano di rimanere solo parole perché, almeno fino ad adesso, le nostre istituzioni sono rimaste saldamente allineate alle decisioni prese a livello europeo.

SACE comunque intravede un timido miglioramento delle relazioni economiche con Mosca nel prossimo futuro e già dal 2017 la performance del nostro export dovrebbe tornare positiva (+1,8%).

Attenzione però perché è assai probabile che se Washington allenterà le sanzioni nei prossimi mesi anche l’UE seguirà il suo esempio.

Certamente questa sarebbe una bella notizia per le nostre imprese esportatrici anche se, ad esser sinceri, sarebbe molto più dignitoso che, una volta tanto, fosse l’Europa ad anticipare i tempi anziché aspettare passivamente le decisioni provenienti dagli Stati Uniti.

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Export a ostacoli: dal 2008 Washington ha innalzato ben 1.084 muri contro il libero commercio

Nonostante gli annunci di Trump – che minaccia un nuovo periodo di protezionismo – facciano paura, in realtà gli Stati Uniti hanno avviato già da tempo un processo di chiusura del proprio mercato alla penetrazione degli altri Paesi. Le barriere al libero scambio non sono fatte solo di dazi che rincarano il prezzo delle merci, ma anche di ostacoli più burocratici che vanno sotto il nome di “barriere non tariffarie” al commercio. Queste possono essere per l’impresa economicamente molto onerose, alla pari di un dazio.

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