A giugno il Made in Italy torna a crescere sui mercati extra UE

A giugno si vende più Made in Italy al di fuori dei confini comunitari, a comunicarlo è l’Istat con il consueto aggiornamento mensile relativo al commercio estero extra UE.

A dir la verità l’incremento rispetto a maggio 2016 è lieve (+0,3%) ma, essendo accompagnato da un decremento delle importazioni (-0,5%), ha provocato anche una crescita del surplus commerciale (+3,462 miliardi) che è ampiamente superiore a quello dello stesso mese del 2015 (+2,052 miliardi).

A crescere sono state soprattutto le vendite di beni strumentali (+2,9%, in presenza di importanti vendite di mezzi di navigazione marittima) e dienergia (+11,5%). In calo invece le vendite di beni intermedi (-3,5%) e di beni di consumo non durevoli (-1%).

Per quel che riguarda l’import la diminuzione è stata trainata dagli stessibeni strumentali (-4%), dai beni intermedi (-0,9%) e dai beni di consumonon durevoli (-0,5%). In controtendenza sono invece le categorie di beni di consumo durevoli (+3,1%) e di energia (+2,4%).

A livello trimestrale il trend delle vendite verso Paesi extra UE è buono(+2,9%) con performance rilevanti che si registrano in beni di consumo non durevoli (+4,6%), energia (+4,3%) e beni intermedi (+3,7%).

Anche sul lato import, nonostante il calo di giugno, si registra un aumento(+2,4%) realizzato grazie alle accresciute vendite di energia (+11,2%) e beni strumentali (+6,6%).

Se si effettua invece un confronto con l’anno scorso si nota come si sia materializzato un calo delle vendite di Made in Italy verso mercati extra comunitari (-2,8%) specialmente a causa di un decremento nelle vendite di energia (-49,4%), di beni intermedi (-4,5%) e dei beni di consumo durevoli (-7,3%). In controtendenza l’export relativo ai beni di consumo non durevoli (+5,9%) e di beni strumentali (+1,7%).

Anche l’import è in forte discesa a livello tendenziale (-13,0%) coinvolge tutti i comparti. Giù gli acquisti di energia (-28,5%), beni intermedi (-9,4%), beni strumentali (-8,8%) e beni di consumo (-4,7%).

I dati parziali riferiti ai primi sei mesi del 2016 descrivono un andamento in decrescita più marcato a livello di import (-8,8%) ma significativo anche a livello di export (-3,9%). Comunque, al netto della componente energetica, la flessione è molto meno accentuata (-0,9% per le importazioni, -1,8% per le esportazioni).

Il saldo commerciale del primo semestre con i Paesi extra UE rimane positivo per 16,5 miliardi in aumento di 3,4 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2015.

Nel periodo gennaio-giugno 2016 (confrontato con gennaio-giugno 2015) vola l’export verso Giappone (+17,0%), Russia (+5,1%) e Paesi ASEAN (+5,0%). Crollano invece Paesi MERCOSUR (-18,2%) e Turchia (-12,6%) mentre qualche difficoltà si registrano anche negli Stati Uniti (-6,8%) e nei Paesi OPEC (-3,5%).

Aumenta sensibilmente l’import dalla Turchia (+21,8%) mentre crollano gli acquisti dalla Russia (-46,4%). Meno consistente ma comunque marcata anche la flessione con Svizzera (-14,1%), Paesi ASEAN (-10,1%), Cina e Stati Uniti (entrambi -6,1%).

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Il contratto di agenzia in India

Il contratto di agenzia è disciplinato dagli articoli 182 e seguenti della Legge sui Contratti, emanata nel 1872. L’agente è definito come “colui, che viene impiegato per svolgere determinate attività in nome e per conto di altro soggetto o per rappresentare quest’ultimo nei rapporti con terze persone”. Il preponente è, conseguentemente, “colui, in nome e per conto del quale, l’agente agisce”.

Per stabilire se un determinato soggetto agisca in qualità di agente occorre, pertanto, verificare se le azioni poste in essere da quest’ultimo risultino o meno vincolanti per il preponente.

La creazione del rapporto di agenzia non richiede la sottoscrizione di alcun contratto tra le parti; è sufficiente, infatti, che una persona agisca in nome e per conto di un’altra e che quest’ultima “ratifichi” tale comportamento. Il conferimento dell’autorità riconosciuta dal preponente all’agente può avvenire in maniera esplicita (oralmente oppure per iscritto) oppure implicita (desunta dalle circostanze del caso concreto).

Di regola, ogni agente è dotato del potere di compiere qualunque atto ritenuto necessario per tutelare gli interessi del preponente; non è, tuttavia, consentito all’agente compiere atti illeciti, violare i limiti imposti alla sua autorità, o i poteri attribuiti al preponente.

Doveri a carico dell’agente

Nell’esecuzione dell’incarico l’agente deve tutelare gli interessi del preponente in conformità alle istruzioni da quest’ultimo ricevute, o, in assenza di specifiche istruzioni, secondo gli usi in vigore nel settore. Nell’esecuzione dell’incarico l’agente è tenuto a:

  • agire con la stessa cura e con la stessa abilità normalmente impiegate da coloro che operano in quello specificosettore;
  • rendicontare il preponente ogni qualvolta espressamente richiesto, fornendo, se del caso, l’opportuna documentazione;
  • utilizzare, in caso di difficoltà, la massima diligenza nel tentativo di tenersi in contatto con il preponente e di comunicare con lui;
  • versare prontamente al preponente ogni somma ricevuta nell’esercizio delle sue funzioni;
  • non divulgare le informazioni a carattere confidenziale ricevute dal preponente nel corso del rapporto e a non utilizzarle a proprio vantaggio o a svantaggio del preponente;
  •  informare prontamente il preponente di eventuali guadagni straordinari realizzati nel corso dell’attività svolta in nome e per conto del preponente;
  • mantenere strettamente separati i propri interessi da quelli del preponente.

L’agente non può delegare la sua autorità ad un sub-agente.

Diritti dell’Agente

  • L’agente ha diritto a conservare nella sua disponibilità qualunque somma ricevuta per conto e in nome del preponente nel corso dello svolgimento della sua attività di rappresentanza;
  • l’agente ha diritto a ricevere adeguata retribuzione;
  • diritto di riservato dominio: salvo diversa disposizione contrattuale, l’agente ha diritto di trattenere beni, documenti e altri oggetti di proprietà del preponente a garanzia di quanto gli è dovuto;
  • in caso di acquisto di beni per conto del preponente, l’agente ha diritto di bloccare la merce durante il suo trasferimento, qualora il preponente risulti insolvente.

Doveri a carico del Preponente

  • Il preponente è tenuto ad indennizzare l’agente per eventuali danni causati a terzi in conseguenza di atti compiuti in buona fede dall’agente nell’esercizio della sua attività di rappresentanza;
  • il preponente è tenuto a risarcire l’agente per gli eventuali danni da questo subìti a causa della negligenza ed imperizia del preponente;
  • il preponente è tenuto a riconoscere al proprio agente le provvigioni e qualunque altra somma concordata.
  • i doveri appena elencati non possono essere derogati tramite apposite disposizioni contrattuali.

Diritti del Preponente

  • Il preponente ha diritto di rifiutare eventuali affari proposti dall’agente;
  • il preponente ha diritto di rivendicare tutti gli eventuali vantaggi derivanti dall’attività svolta dall’agente;
  • il preponente ha diritto di ottenere il risarcimento di eventuali danni subìti a causa della negligenza o imperizia del proprio agente;
  • il preponente ha diritto di contestare eventuali richieste di indennizzo da parte dell’agente.

Risoluzione del Rapporto

Ai sensi dell’articolo 201 della legge sui Contratti, il rapporto di agenzia si intende risolto in presenza delle seguenti circostanze:

  • accordo stipulato tra le parti;
  • revoca del potere di rappresentanza da parte del preponente;
  • rinuncia espressa da parte dell’agente;
  • raggiungimento dell’obiettivo prefissato nel contratto;
  • morte o sopravvenuta incapacità di una delle parti;
  • fallimento del preponente.

Il Diritto dell’Agente all’indennità

L’articolo 222 della Legge sui Contratti stabilisce, in particolare, che “il preponente è tenuto a riconoscere all’agente una somma, a titolo di indennizzo, per gli eventuali pregiudizi subìti in conseguenza degli atti leciti posti in essere nell’esercizio dei poteri conferitigli dal preponente”.

L’articolo 223 prosegue prevedendo, altresì, come il “dovere a carico del preponente di riconoscere un’indennità all’agente, sorga anche qualora questi, agendo in buona fede, abbia causato danni a terzi”.

In virtù del principio contenuto nell’articolo 222, secondo la normativa indiana si configura, pertanto, un contratto implicito tra preponente ed agente, ai sensi del quale, il preponente è chiamato ad indennizzare l’agente per tutte le eventuali perdite subìte e gli ulteriori pregiudizi derivanti dalla realizzazione di atti leciti compiuti nell’esercizio dei poteri, espressamente, conferitigli.

Il carattere della liceità degli atti compiuti dall’agente è, dunque, elemento chiave per rendere esigibile ogni eventuale richiesta di indennità. A questo riguardo, la giurisprudenza indiana ha stabilito come all’agente possa essere riconosciuta un’indennità anche con riferimento a contratti nulli, purché non illeciti, sottoscritti dall’agente nell’esercizio dei poteri conferitigli.

L’articolo 223 introduce un’ulteriore elemento tra le condizioni previste per la richiesta di indennità: la buona fede. L’agente deve, cioè, aver agito nella piena convinzione della liceità dei propri atti o, comunque, senza la consapevolezza che tali atti potessero risultare illeciti. In presenza di tali circostanze, l’agente ha, quindi, diritto ad essere indennizzato per gli atti realizzati in buona fede anche qualora questi abbiano causato dei danni a terzi.
Il diritto all’indennità consente, inoltre, all’agente di ottenere il pagamento delle provvigioni ed il rimborso di tutte le spese sostenute per conto del preponente.

La Corte Suprema indiana, in una significativa pronuncia, ha confermato il carattere accessorio di tale diritto rispetto al contratto stipulato dall’agente per conto del preponente; tale diritto non potrà, pertanto, essere in alcun modo compromesso neppure in presenza di cause che rendano il contratto stipulato per conto del preponente non tutelabile in giudizio.

Nel caso di revoca dei poteri conferiti all’agente da parte del preponente, l’agente ha, comunque, diritto a percepire le provvigioni maturate sino alla data della revoca e tutte le eventuali somme ancora dovute in base agli accordi intercorsi tra le parti.

Diritto dell’Agente al risarcimento dei danni

La normativa che disciplina il diritto al risarcimento dei danni subìti a seguito della risoluzione del contratto di agenzia è contenuta, rispettivamente, negli articoli 205, 206 e 225 della Legge sui Contratti. Ai sensi di tali disposizioni, l’obbligodi provvedere al risarcimento dei danni a carico del preponente insorge:

  • quando il contratto di agenzia sia stato risolto senza giusta causa;
  • nel caso in cui il preponente abbia omesso di fornire adeguato preavviso;
  • qualora l’agente abbia subìto un danno a causa della negligenza o dell’imperizia del preponente.

Secondo la giurisprudenza esistente in materia si può ragionevolmente affermare come le seguenti circostanze possano costituire giusta causa di risoluzione del contratto di agenzia:

  • perdita di reputazione da parte dell’agente;
  • incapacità sopravvenuta, sia fisica che mentale, dell’agente;
  • cattiva condotta dell’agente, tale da giustificare il suo licenziamento;
  • corruzione.

Per quanto riguarda poi l’obbligo previsto a carico del preponente di informare, preventivamente, l’agente della volontà di interrompere il rapporto, occorre sottolineare come non esista una disposizione normativa in grado di fornire una definizione oggettiva ed assoluta del carattere “ragionevole” del preavviso. Tale valutazione verrà, pertanto, effettuata, di volta in volta, dal giudice sulla base delle circostanze del caso concreto. Vale la pena sottolineare, in proposito, come una eventuale clausola contrattuale, che riconosca ad una sola delle parti il diritto di risolvere, unilateralmente, il contratto, sia da ritenersi a tutti gli effetti illecita.

Secondo quanto stabilito ai sensi dell’articolo 225, il preponente è, altresì, responsabile nei confronti dell’agente per idanni, eventualmente, subìti da quest’ultimo a causa della negligenza o imperizia del preponente. Il diritto al risarcimento comporta, tuttavia, l’obbligo a carico dell’agente di dimostrare:

  • di aver subìto un danno;
  • che tale danno è diretta conseguenza del comportamento negligente o, comunque, imprudente del preponente.

In ogni caso, l’agente non ha diritto ad ottenere alcun risarcimento, qualora il preponente sia in grado di dimostrare come le conseguenze derivanti dal proprio comportamento colposo o imprudente avrebbero in ogni caso potuto essere facilmente evitate se solo l’agente avesse adottato misure adeguate (idonee- appropriate), oppure nel caso in cui il danno sia direttamente correlato alla natura dell’incarico svolto dall’agente.

La Legge sui Contratti riconosce all’agente anche il diritto di detenere legalmente i beni di proprietà del preponente. L’agente è autorizzato, in assenza di diversa disposizione contrattuale, a conservare nella sua disponibilità qualunque bene ricevuto dal preponente ed appartenente a quest’ultimo, sia esso mobile o immobile, sino a quando non abbia ottenuto il completo pagamento delle provvigioni dovute o non sia stato rimborsato interamente delle spese effettuate per conto del preponente.

Vale la pena, tuttavia, sottolineare come tale diritto non consenta all’agente, nel tentativo di ottenere soddisfazione, di vendere o disporre altrimenti dei beni di proprietà del preponente, senza il suo preventivo consenso.
Ai sensi dell’Indian Limitation Act, emanato nel 1963, l’agente ha, di regola, 3 anni per poter agire giudizialmente nei confronti del preponente ed ottenere il rimborso delle spese effettuate per conto di quest’ultimo; il termine decorre dal momento in cui il pagamento è stato effettuato. Il medesimo termine trova applicazione in riferimento ad azioni volte ad ottenere il riconoscimento di eventuali somme a titolo di indennità e decorre dal momento in cui tale diritto è insorto.

Non esiste alcuna legge o norma in India, che consenta di stabilire la misura dei danni da riconoscere all’agente, in caso di risoluzione anticipata del contratto. In assenza di espressa disposizione contrattuale, pertanto, i tribunali indiani si affidano, di regola, a quanto stabilito in materia dalle norme che disciplinano le altre tipologie contrattuali.

Un criterio comunemente adottato per il calcolo del risarcimento dovuto all’agente prende in esame le somme che l’agente avrebbe guadagnato, qualora il contratto non fosse stato risolto.

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Pagamenti internazionali, quale scegliere?

Uno dei principali problemi che gli operatori economici si trovano a fronteggiare nel processo di vendita sui mercati esteri è certamente l’individuazione e la scelta della condizione di pagamento da utilizzare. Compratore e venditore cercheranno entrambi di “tirare l’acqua al proprio mulino” cercando di spuntare le condizioni e le clausole che ritengono maggiormente convenienti: chi vende vuole che vi sia certezza circa l’incasso mentre chi paga in genere agisce in modo da posticipare i pagamenti il più possibile.

E’ dunque da questo “braccio di ferro” che scaturirà la definitiva scelta della forma di pagamento.
In generale comunque, va segnalato che esistono vari elementi che influenzano in maniera dirimente tale scelta e fra questi citiamo:

il rischio Paese ovvero le condizioni economico-politiche che sussistono nel Paese della controparte;
• il funzionamento del sistema giuridico nel Paese della controparte;
• la situazione del sistema bancario nel Paese della controparte;
• il rischio commerciale (insolvenza della controparte);
• gli usi, le consuetudini, il regime valutario del Paese di origine del compratore e le normative import -export vigenti nei singoli Paesi;
• la possibilità di attivare una copertura del rischio commerciale e/o politico;
• la possibilità di avere informazioni attendibili sulla affidabilità e solvibilità della controparte;
• il settore merceologico, il mercato di riferimento ed il rapporto contrattuale esistente tra il venditore ed il compratore;
• il volume e la rilevanza economica delle singole forniture;
• la distanza, l’immagazzinamento della merce e la modalità di trasporto;
• la possibilità di attivare, in caso di mancato pagamento, azioni di recupero del credito;
• la possibilità di essere sostituiti con altri fornitori;

Chiaramente la vendita di merci e/o di servizi a compratori esteri comporta rischi supplementari e di maggiore entità rispetto a quelli che si incontrano in ambito nazionale.
Fare business con soggetti stranieri comporta inevitabilmente un aumento del rischio e dell’incertezza e per questo spesso sono gli stessi prezzi applicati al di fuori dei confini a lievitare, specialmente quando si opera con Paesi diversi da quelli dell’Europa occidentale.

Attenzione però perché non è raro che vengano accettati dei semplici assegni bancari firmati dal compratore non considerando che anche dopo alcuni mesi dalla negoziazione e quindi dall’accredito, che viene eseguito non in via definitiva ma “salvo buon fine”, l’assegno bancario può risultare non saldato.
In questi casi per il venditore, oltre il danno subentra la beffa, perché l’istituto bancario sarebbe costretto, suo malgrado, a restituire l’intero importo, precedentemente accreditato, aumentato delle spese e delle commissioni d’insoluto.

Comunque la forma di pagamento maggiormente utilizzata negli scambi internazionali è indiscutibilmente l’apertura di credito documentario ma anche in questo caso possono verificarsi dei problemi imprevisti dall’operatore. E’ infatti un grosso errore ritenere che per riscuotere il credito sia sufficiente andare in banca e consegnare la documentazione relativa perché può succedere che, pur presentando i documenti alla banca, la stessa non sia in grado di eseguire il pagamento avendo rilevato delle irregolarità nei documenti e/o nella loro presentazione.

Per evitare l’insorgere di questo tipo di problematiche è necessario che nell’accordo contrattuale sottoscritto vengano specificate una serie di variabili:

• il quando, ovvero il preciso momento in cui verrà effettuato il pagamento della fornitura;
• il come, ovvero la valuta di pagamento;
• il dove, ovvero il luogo di pagamento;
• gli istituti bancari coinvolti nell’operazione;
• i sistemi di pagamento, ovvero la modalità attraverso la quale si concretizzerà il trasferimento dei fondi;
• la forma tecnica di pagamento che sarà utilizzata.

Relativamente al quando, che rimane una delle variabili maggiormente oggetto di diatribe e discussioni, il pagamento potrà avvenire in tre modalità: pagamento anticipato, pagamento posticipato e pagamento contestuale.

Il pagamento anticipato è la condizione preferita da chi vende poiché esso spedirà la merce solo quando l’importo sarà accreditato definitivamente sul proprio conto corrente.
In questo caso tuttavia potrebbe essere il compratore a nutrire dei dubbi circa l’effettiva spedizione dei prodotti in questione ma potrebbe tutelarsi pretendendo dal venditore l’apertura di un particolare tipo di garanzia l’Advance payment guarantee attraverso cui l’istituto bancario si impegna a riconoscere al compratore l’importo pagato anticipatamente nel caso di mancata spedizione della merce.

Il pagamento posticipato è la forma di pagamento cui i compratori guardano con maggiore interesse perché permette loro di ricevere la merce ordinata prima di realizzare il relativo pagamento con il venditore che invece assume su di sé tutti i rischi di mancato pagamento.
Per mitigare l’assunzione di un tale rischio si può prevedere a seconda delle circostanze l’uso di strumenti di tipo assicurativo e/o di tipo bancario come forma di, almeno parziale, tutela.

Il pagamento contestuale, anche conosciuto con il termine Cash on deliverysi materializza quando la fornitura dei prodotti è vincolata alla ricezione di avvenuto pagamento che dovrà strutturarsi attraverso trasferimento dell’intero importo via Swift.

Per quel che riguarda la scelta della moneta di pagamento da utilizzare quello che va sempre attentamente tenuto a mente quando si decide la valuta in cui realizzare la compravendita è il cosiddetto rischio di cambio, ossia scegliendo una moneta diversa da quella usata nel proprio Paese esiste il rischio di incassare una quantità di danaro in moneta nazionale inferiore a quella attesa oppure di dover pagare una somma superiore a quella inizialmente prevista.

Il luogo di pagamento può essere:

nel Paese del venditore, presso cioè, una banca nazionale con cui l’esportatore intrattiene un rapporto di conto;
nel Paese del compratore, presso una banca all’estero nel caso, ad esempio, di pagamenti veicolati attraverso circuiti elettronici di incasso e/o utilizzando conti accentrati di banche italiane all’estero o, ancora, utilizzando un proprio conto corrente nel Paese estero;
in un altro Paese, diverso da quello del venditore e del compratore, nei casi, ad esempio, di crediti documentari utilizzabili presso banche estere.

Esistono diversi sistemi di pagamento che consentono di trasferire denaro in modo veloce e sicuro da una banca ad un’altra. Tra i più utilizzati citiamo: Swift (Society for World- wide Interbank Financial Telecommunications) e Sepa (Single Euro Payments Area).

Swift è un sistema di pagamento internazionale che permette di effettuare una molteplicità di operazioni (esecuzione di pagamenti, assunzioni di impegni, scambio di informazioni, disposizioni per movimentazione di conti, ecc.), attraverso dei cosiddetti Authenticator key che assicurano l’autenticità delle operazioni, rendendole immediatamente operative.

Sepa è, invece, un’area che riguarda i 28 Paesi Comunitari più l’Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Svizzera, che permette di effettuare e ricevere pagamenti in euro all’interno del singolo Paese o al di fuori dei confini nazionali, alle stesse condizioni di base accordate nel singolo Paese.

Perché questo sistema di compensazione possa attivarsi è obbligatorio l’utilizzo delle coordinate bancarie fornite da tutte le banche alla propria clientela e, cioè, dei codici IBAN, International Bank Account Number e BIC,Bank identification code.

In conclusione quando si sceglie una forma di pagamento è opportuno operare una riflessione preliminare su quale rappresenti la soluzione più adeguata fra quelle disponibili e, solo dopo aver compiuto tale analisi, si può scegliere fra:

bonifico bancario (banker’s swift transfer or transmission oppure bank transfer via Swift);
rimessa di assegni bancari (check o cheque);
incasso documentario (documents against payment o documents against acceptance);
incasso semplice (clean collection) di effetti (promissory note/bill of exchange) o di ricevute bancarie (receipt);
credito documentario (documentary credit) senza conferma o con conferma.