“Il Made in Italy non è mai stato così forte in Canada”

 

Nel 2016 come si è strutturato l’interscambio fra Italia e Canada?

L’Italia è il terzo partner commerciale europeo del Canada e il nono a livello globale e ciò testimonia l’importanza degli scambi tra i due Paesi, il cui valore supera i sette miliardi di euro annui. Nel 2016, gli scambi sono stati costanti e proficui, con alcuni settori chiave in continua ascesa. Il Canada ha aumentato l’export in Italia di metalli preziosi, macchinari elettrici, cereali, legumi e olio di semi. D’altro canto, il nostro Paese ha importato dall’Italia una quota crescente di macchinari, componenti per veicoli, oltre, ovviamente, a molti prodotti del vostro incomparabile patrimonio alimentare. Significativo è stato, inoltre, lo scambio a livello di servizi, per un valore superiore a un miliardo di euro. Siamo soddisfatti dei tanti investimenti che negli ultimi anni importanti aziende italiane hanno voluto compiere nel nostro Paese, ne cito solo alcuni: Grissin Bon, Ferrero, Saipem, Autogrill, Enel, Parmalat e Mapei. E siamo sicuri che tali rapporti possano crescere con il nuovo accordo commerciale tra il Canada e l’Unione Europea (CETA), il quale avrà tra i benefici più importanti l’abbattimento del 99% dei dazi doganali, la rimozione delle principali barriere non tariffarie, e l’apertura alle aziende europee delle gare di appalto pubbliche in Canada.

In che condizioni è oggi l’economia del Paese?

L’economia canadese continua a reagire all’abbassamento del prezzo del petrolio, fattore che ha ostacolato gli investimenti e impedito alle esportazioni di ripartire pienamente. Questo fattore ha ostacolato gli investimenti e impedito alle esportazioni di ripartire pienamente. Tuttavia, la crescita della produttività dei settori non correlati al petrolio – che rappresentano il 90% dell’economia totale – resiste. Inoltre, i prezzi globali del petrolio si sono stabilizzati l’anno scorso e sono ora aumentati a 50 dollari USA al barile. Parallelamente, la crescita degli investimenti nel settore del petrolio e del gas dovrebbe tornare nuovamente positiva nel 2017. Altri fattori che rafforzeranno la crescita in Canada sono l’economia statunitense in via di consolidamento; una politica monetaria accomodante; un dollaro meno caro e un sano mercato del lavoro. Anche le azioni fiscali introdotte dal governo stanno favorendo tale crescita; si pensi ai tagli fiscali per le classi medie, l’aumento degli assegni famigliari per i figli a carico, e l’aumento degli investimenti per le infrastrutture pubbliche. Guardando avanti si prevede che la crescita si dovrebbe consolidare intorno al 2,0% nel 2017 per poi stabilizzarsi sull’1,8% nel 2018.

Qual è la percezione canadese dei prodotti Made in Italy?

Il Made in Italy non è mai stato così forte in Canada e continua ad essere molto ricercato ed apprezzato, anche perché non sempre è facile trovarlo. Esso viene subito associato al concetto di qualità, lusso e buon gusto. Certo viene spesso percepito anche come più caro ma ora che l’Accordo economico e commerciale globale (CETA) fra il Canada e l’UE è stato ratificato ci aspettiamo una diminuzione dei prezzi di molti prodotti italiani. Credo che molti prodotti italiani siano complementari a quelli canadesi – per esempio nell’ambito della moda, delle macchine industriali, delle attrezzature di gamma per l’industria automobilistica e delle specialità alimentari. Pertanto incoraggio gli esportatori italiani ad approfittare di questa nicchia nel nostro mercato per espandersi in Canada.

Perché un imprenditore italiano dovrebbe scegliere il Canada per fare affari?

Il Canada offre un ambiente economico, politico e sociale tra i più favorevoli al mondo per fare business. I costi d’impresa sono i più bassi tra tutti i Paesi del G-7; le imposte sugli utili addirittura più basse tra tutti i Paesi del G-20. Forse basterebbe solo questo, ma non è tutto perché a ciò si può aggiungere una forza-lavoro molto istruita, multilingue, multiculturale e dotata di conoscenze molto richieste dal mercato del lavoro ed una qualità della vita che l’OCSE certifica come la più alta tra i sette Paesi più ricchi al mondo. Se aggiungiamo, infine, l’accesso ad altri mercati esteri che l’ingresso nell’economia canadese garantisce, possiamo ben comprendere perchè l’Economist abbia parlato del Canada come di una delle mete ideali per condurre attività imprenditoriali nei prossimi cinque anni. Nello specifico, gli imprenditori italiani beneficerebbero poi di un clima di accoglienza e di riguardo particolare in virtù delle strette ed eccellenti relazioni bilaterali che coinvolgono i nostri due Paesi, basate su storici legami politici, culturali e commerciali.

Quali sono le caratteristiche peculiari del consumatore canadese?

Certamente siamo sempre molto sensibili ai prezzi e sempre in cerca di qualche buon affare. Nonostante la congiuntura economica internazionale leggermente sfavorevole, i nostri consumatori sono sempre inclini a cercare la qualità (che l’Italia può offrire in abbondanza) è abbastanza risaputo. La nostra è una società multiculturale, e per questa ragione gli c’è grande interesse anche per i prodotti alimentari italiani, non solo da parte degli italo-canadesi. Infine, per quanto concerne i prodotti alimentari, devo dire che il consumatore canadese è molto esigente poiché le nostre normative fitosanitarie ed i nostri standard di riferimento sono molto severi. Infatti, tengo a sottolineare che quello che il nostro mercato cerca, in ambito agroalimentare, si sposa benissimo con ciò che l’Italia offre e posso ben dirlo dato che ho avuto il piacere di conoscere a fondo i cibi prelibati e la gastronomia Made in Italy che sono di livello mondiale. Tutti i provvedimenti che i produttori italiani vorranno adottare per garantire ulteriormente la qualità del cibo saranno sicuramente apprezzati dai consumatori canadesi.

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UE, nel 2018 arriva il bando che finanzia la digitalizzazione delle PMI

Un milione di euro. Questa è la cifra (a dir la verità piuttosto modesta) stanziata dall’UE per il progetto pilota “Digital Enablers in SMEs: support digitalisation to enhance SMEs’ capacity to go international and innovate” promosso dal parlamentare europeo Massimiliano Salini.

Il progetto contempla la possibilità di inserire in azienda, per un determinato periodo di tempo, personale qualificato che guidi l’impresa nell’utilizzo del digitale con l’intento di migliorarne la capacità innovativa e la competitività sui mercati esteri.

Raramente le aziende hanno all’interno del loro organico questo tipo di figure – che normalmente provengono da università o incubatori e si caratterizzano per possedere grande dimestichezza con le tecnologie digitali – e dunque il finanziamento può risultare molto interessante per un grande numero di soggetti del nostro sistema imprenditoriale.

In pratica il progetto darà l’opportunità a 50 PMI e/o startup a forte potenziale di crescita di poter inserire in azienda giovani esperti digitali per un periodo massimo di sei mesi allo scopo di supportarne la trasformazione digitale.

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Dal Ministero per lo Sviluppo Economico un bando export per i consorzi

Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) sostiene l’export delle PMI  con un bando per l’Internazionalizzazione, che rimarrà attivo per tutto il mese di febbraio.

Il bando è rivolto ai consorzi per l’internazionalizzazione, ovvero le unioni, anche temporanee, di piccole e medie imprese accomunate dello scopo esportare all’estero.

Per potere accedere al contributo a fondo perduto concesso dal Mise i consorzi dovranno avere i seguenti requisiti:

  • essere consorzi o cooperative di almeno cinque PMI dei settori industriale, artigianale, turistico, agroalimentare o ittico aventi sede in almeno 3 regioni differenti (ad eccezione della Sicilia, che può presentare associazioni di sole aziende della regione) intenzionati ad esportare prodotti all’estero
  • avere come scopo vendere all’estero le produzioni del territorio, anche per mezzo di partnership con imprese estere
  • essere senza scopo di lucro e non distribuire utili alle imprese del consorzio
  • essere regolarmente iscritti al Registro delle Imprese e non essere soggetti a procedure di fallimento o liquidazione

Le iniziative finanziabili dal Bando Internazionalizzazione 2017

Le aziende, potranno ottenere finanziamenti per le seguenti iniziative:

  • partecipazione a fiere internazionali o eventi collegati
  • allestimento di showroom temporanei all’estero
  • incontri bilaterali e workshop con operatori esteri
  • azioni promozionali nei mercati esteri
  • attività di formazione e consulenza export, che non superi in totale il 25% del budget
  • registrazione del marchio del consorzio

I progetti export dovranno prevedere una spesa non inferiore a 50mila euro e non superiore a 400mila, e dovranno essere portati  termine entro il 31 dicembre 2017.
Il rimborso non potrà, in ogni caso, superare il 50% del totale.

Come presentare la domanda

La domanda di ammissione al bando consorzi export è da presentare entro il 28 febbraio. La successiva domanda di liquidazione andrà invece presentata entro il 15 maggio 2018, una volta portato a termine il progetto.

Tale domanda dovrà essere redatta in carta semplice secondo il Modello C di Domanda Rendicontazione e inviata tramite la PEC del consorzio all’indirizzo dgpips.consorzi@pec.mise.gov.it, provvista dell’adegauta documentazione, vale a dire:

  • relazione dell’attività promozionale svolta sui mercati esteri
  • copia dell’atto costitutivo dello statuto

  • autocertificazione inerente agli aiuti erogati dal ministero

Scarica il contenuto integrale del bando e i relativi moduli

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L’export agroalimentare italiano continua a crescere

L’export agroalimentare italiano continua a crescere.

Secondo le proiezioni di Federalimentare, il 2016 si chuderà con un valore delle esportazioni di 30,2 miliardi, in crescita del 4,1% rispetto al 2015.

Nel periodo gennaio-novembre 2016 il consuntivo registra una quota export di 27,465 miliardi. «Ne consegue – riporta una nota dell’ufficio studi di Federalimentare – una variazione del +3,5% sugli 11 mesi 2015, in aumento rispetto al +2,9% dei primi 10 mesi 2015.

Si aggiunge che, secondo le ultime anticipazioni aggregate Istat, dicembre registra una forte accelerazione sullo stesso mese 2015, per cui il tendenziale di settore previsto a consuntivo dei dodici mesi dovrebbe risalire ancora e raggiungere il +4,2%. Sugli undici mesi si rinforza il passo degli Usa, con un +5,4%, mentre prosegue il cedimento della Cina, con un -14,2%, sostanzialmente allineato al tendenziale precedente.

Made in Italy, è tempo di riavvicinarsi a Mosca

 

Da quando Trump è diventato Presidente degli USA qualcosa sembra essere profondamente cambiato nelle prospettive delle relazioni bilaterali Russia-Stati Uniti: Mosca e Washington potrebbero infatti, nei prossimi anni, instaurare un asse economico-politico inedito sconfessando in modo radicale le politiche portate avanti durante gli otto anni di Barack Obama.L’Europa quindi rischia di rimanere da sola nel contrasto alle politiche aggressive di Putin e, complice la Brexit, sempre meno credibile sullo scacchiere internazionale.

E’ dunque comprensibile che le sanzioni alla Russia siano un tema tornato prepotentemente alla ribalta sui principali media italiani, i quali tendono ad evidenziare (giustamente) quanto il Made in Italy abbia già scontato un conto salatissimo in questi anni.

I segnali provenienti dall’ultimo aggiornamento ISTAT circa il commercio estero extra UE sono positivi: a dicembre sono stati oltre 9 i punti di crescita registrati dall’export Made in Italy in Russia.

Tuttavia la situazione è ancora ben lontana dall’essere risolta ed infatti nel 2016 le vendite di Roma verso Mosca sono calate del 5,3%.

Il raffronto con il periodo pre sanzioni è ancora più impietoso: se nel 2013, prima della crisi in Ucraina, l’export di prodotti nostrani era arrivato a toccare quota 10,7 miliardi di euro oggi questo dato si attesta a 6,7 miliardi.

In soldoni ci siamo persi per strada ben 4 miliardi di euro solo nel 2016, cifra importante e che sale addirittura a 10 miliardi se si considera la diminuzione registrata in tutto il periodo di vigenza delle sanzioni.

I settori maggiormente colpiti sono stati moda (un miliardo), meccanica strumentale (700 milioni), food&beverage (300 milioni) e in misura diversa molti altri comparti.

Sarebbe quindi, almeno commercialmente, assolutamente auspicabile che la nuova politica di alleanze di Donald Trump spinga anche l’UE a considerare seriamente di eliminare le sanzioni.

Non dimentichiamoci infatti che l’Italia, nel 2013, era il quinto fornitore di beni per il mercato russo.

La grande occasione per un rilancio del Made in Italy in Russia c’è e va colta come ha dichiarato Marinella Loddo, Direttore di ICE Milano, intervenuta in occasione del Forum Milano-Russia: “In Russia abbiamo una grande occasione rappresentata dalla reindustrializzazione. Possiamo portare il nostro know-how e lavorare insieme con i partner per costruire un nuovo modo di produrre ed intendere il Made in. Siamo fiduciosi che la situazione politica possa normalizzarsi, la Russia per noi è una grande ferita che dobbiamo colmare, il nostro export ha subito gravi contraccolpi. Speriamo di tornare a inserire la Russia nel grande mercato delle nostre esportazioni”.

Ma quale è la situazione a livello comunitario?

La speranza che la prossima scadenza delle sanzioni alla Federazione Russa fissata per il 31 gennaio scorso potesse essere l’ultima, è rimasta vana.

Il meccanismo sanzionatorio è stato infatti rinnovato fino al 31 luglio 2017 durante il Consiglio Europeo tenutosi il 21 dicembre scorso.

Un timido segnale è stato lanciato dal premier italiano, Paolo Gentiloni, nel suo primo intervento a Bruxelles del 15 dicembre scorso in occasione del Consiglio Europeo.

L’ex Ministro degli Esteri ha preso la palla al balzo e si è dichiarato contrario a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la situazione siriana e ha dunque ribadito la ferma volontà dell’Italia di spendersi a favore di una normalizzazione dei rapporti con Mosca.

Queste però rischiano di rimanere solo parole perché, almeno fino ad adesso, le nostre istituzioni sono rimaste saldamente allineate alle decisioni prese a livello europeo.

SACE comunque intravede un timido miglioramento delle relazioni economiche con Mosca nel prossimo futuro e già dal 2017 la performance del nostro export dovrebbe tornare positiva (+1,8%).

Attenzione però perché è assai probabile che se Washington allenterà le sanzioni nei prossimi mesi anche l’UE seguirà il suo esempio.

Certamente questa sarebbe una bella notizia per le nostre imprese esportatrici anche se, ad esser sinceri, sarebbe molto più dignitoso che, una volta tanto, fosse l’Europa ad anticipare i tempi anziché aspettare passivamente le decisioni provenienti dagli Stati Uniti.

Sorgente: Made in Italy, è tempo di riavvicinarsi a Mosca

Export a ostacoli: dal 2008 Washington ha innalzato ben 1.084 muri contro il libero commercio

Nonostante gli annunci di Trump – che minaccia un nuovo periodo di protezionismo – facciano paura, in realtà gli Stati Uniti hanno avviato già da tempo un processo di chiusura del proprio mercato alla penetrazione degli altri Paesi. Le barriere al libero scambio non sono fatte solo di dazi che rincarano il prezzo delle merci, ma anche di ostacoli più burocratici che vanno sotto il nome di “barriere non tariffarie” al commercio. Queste possono essere per l’impresa economicamente molto onerose, alla pari di un dazio.

Sorgente: Export a ostacoli: dal 2008 Washington ha innalzato ben 1.084 muri contro il libero commercio – Info Data

A giugno il Made in Italy torna a crescere sui mercati extra UE

A giugno si vende più Made in Italy al di fuori dei confini comunitari, a comunicarlo è l’Istat con il consueto aggiornamento mensile relativo al commercio estero extra UE.

A dir la verità l’incremento rispetto a maggio 2016 è lieve (+0,3%) ma, essendo accompagnato da un decremento delle importazioni (-0,5%), ha provocato anche una crescita del surplus commerciale (+3,462 miliardi) che è ampiamente superiore a quello dello stesso mese del 2015 (+2,052 miliardi).

A crescere sono state soprattutto le vendite di beni strumentali (+2,9%, in presenza di importanti vendite di mezzi di navigazione marittima) e dienergia (+11,5%). In calo invece le vendite di beni intermedi (-3,5%) e di beni di consumo non durevoli (-1%).

Per quel che riguarda l’import la diminuzione è stata trainata dagli stessibeni strumentali (-4%), dai beni intermedi (-0,9%) e dai beni di consumonon durevoli (-0,5%). In controtendenza sono invece le categorie di beni di consumo durevoli (+3,1%) e di energia (+2,4%).

A livello trimestrale il trend delle vendite verso Paesi extra UE è buono(+2,9%) con performance rilevanti che si registrano in beni di consumo non durevoli (+4,6%), energia (+4,3%) e beni intermedi (+3,7%).

Anche sul lato import, nonostante il calo di giugno, si registra un aumento(+2,4%) realizzato grazie alle accresciute vendite di energia (+11,2%) e beni strumentali (+6,6%).

Se si effettua invece un confronto con l’anno scorso si nota come si sia materializzato un calo delle vendite di Made in Italy verso mercati extra comunitari (-2,8%) specialmente a causa di un decremento nelle vendite di energia (-49,4%), di beni intermedi (-4,5%) e dei beni di consumo durevoli (-7,3%). In controtendenza l’export relativo ai beni di consumo non durevoli (+5,9%) e di beni strumentali (+1,7%).

Anche l’import è in forte discesa a livello tendenziale (-13,0%) coinvolge tutti i comparti. Giù gli acquisti di energia (-28,5%), beni intermedi (-9,4%), beni strumentali (-8,8%) e beni di consumo (-4,7%).

I dati parziali riferiti ai primi sei mesi del 2016 descrivono un andamento in decrescita più marcato a livello di import (-8,8%) ma significativo anche a livello di export (-3,9%). Comunque, al netto della componente energetica, la flessione è molto meno accentuata (-0,9% per le importazioni, -1,8% per le esportazioni).

Il saldo commerciale del primo semestre con i Paesi extra UE rimane positivo per 16,5 miliardi in aumento di 3,4 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2015.

Nel periodo gennaio-giugno 2016 (confrontato con gennaio-giugno 2015) vola l’export verso Giappone (+17,0%), Russia (+5,1%) e Paesi ASEAN (+5,0%). Crollano invece Paesi MERCOSUR (-18,2%) e Turchia (-12,6%) mentre qualche difficoltà si registrano anche negli Stati Uniti (-6,8%) e nei Paesi OPEC (-3,5%).

Aumenta sensibilmente l’import dalla Turchia (+21,8%) mentre crollano gli acquisti dalla Russia (-46,4%). Meno consistente ma comunque marcata anche la flessione con Svizzera (-14,1%), Paesi ASEAN (-10,1%), Cina e Stati Uniti (entrambi -6,1%).

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Il contratto di agenzia in India

Il contratto di agenzia è disciplinato dagli articoli 182 e seguenti della Legge sui Contratti, emanata nel 1872. L’agente è definito come “colui, che viene impiegato per svolgere determinate attività in nome e per conto di altro soggetto o per rappresentare quest’ultimo nei rapporti con terze persone”. Il preponente è, conseguentemente, “colui, in nome e per conto del quale, l’agente agisce”.

Per stabilire se un determinato soggetto agisca in qualità di agente occorre, pertanto, verificare se le azioni poste in essere da quest’ultimo risultino o meno vincolanti per il preponente.

La creazione del rapporto di agenzia non richiede la sottoscrizione di alcun contratto tra le parti; è sufficiente, infatti, che una persona agisca in nome e per conto di un’altra e che quest’ultima “ratifichi” tale comportamento. Il conferimento dell’autorità riconosciuta dal preponente all’agente può avvenire in maniera esplicita (oralmente oppure per iscritto) oppure implicita (desunta dalle circostanze del caso concreto).

Di regola, ogni agente è dotato del potere di compiere qualunque atto ritenuto necessario per tutelare gli interessi del preponente; non è, tuttavia, consentito all’agente compiere atti illeciti, violare i limiti imposti alla sua autorità, o i poteri attribuiti al preponente.

Doveri a carico dell’agente

Nell’esecuzione dell’incarico l’agente deve tutelare gli interessi del preponente in conformità alle istruzioni da quest’ultimo ricevute, o, in assenza di specifiche istruzioni, secondo gli usi in vigore nel settore. Nell’esecuzione dell’incarico l’agente è tenuto a:

  • agire con la stessa cura e con la stessa abilità normalmente impiegate da coloro che operano in quello specificosettore;
  • rendicontare il preponente ogni qualvolta espressamente richiesto, fornendo, se del caso, l’opportuna documentazione;
  • utilizzare, in caso di difficoltà, la massima diligenza nel tentativo di tenersi in contatto con il preponente e di comunicare con lui;
  • versare prontamente al preponente ogni somma ricevuta nell’esercizio delle sue funzioni;
  • non divulgare le informazioni a carattere confidenziale ricevute dal preponente nel corso del rapporto e a non utilizzarle a proprio vantaggio o a svantaggio del preponente;
  •  informare prontamente il preponente di eventuali guadagni straordinari realizzati nel corso dell’attività svolta in nome e per conto del preponente;
  • mantenere strettamente separati i propri interessi da quelli del preponente.

L’agente non può delegare la sua autorità ad un sub-agente.

Diritti dell’Agente

  • L’agente ha diritto a conservare nella sua disponibilità qualunque somma ricevuta per conto e in nome del preponente nel corso dello svolgimento della sua attività di rappresentanza;
  • l’agente ha diritto a ricevere adeguata retribuzione;
  • diritto di riservato dominio: salvo diversa disposizione contrattuale, l’agente ha diritto di trattenere beni, documenti e altri oggetti di proprietà del preponente a garanzia di quanto gli è dovuto;
  • in caso di acquisto di beni per conto del preponente, l’agente ha diritto di bloccare la merce durante il suo trasferimento, qualora il preponente risulti insolvente.

Doveri a carico del Preponente

  • Il preponente è tenuto ad indennizzare l’agente per eventuali danni causati a terzi in conseguenza di atti compiuti in buona fede dall’agente nell’esercizio della sua attività di rappresentanza;
  • il preponente è tenuto a risarcire l’agente per gli eventuali danni da questo subìti a causa della negligenza ed imperizia del preponente;
  • il preponente è tenuto a riconoscere al proprio agente le provvigioni e qualunque altra somma concordata.
  • i doveri appena elencati non possono essere derogati tramite apposite disposizioni contrattuali.

Diritti del Preponente

  • Il preponente ha diritto di rifiutare eventuali affari proposti dall’agente;
  • il preponente ha diritto di rivendicare tutti gli eventuali vantaggi derivanti dall’attività svolta dall’agente;
  • il preponente ha diritto di ottenere il risarcimento di eventuali danni subìti a causa della negligenza o imperizia del proprio agente;
  • il preponente ha diritto di contestare eventuali richieste di indennizzo da parte dell’agente.

Risoluzione del Rapporto

Ai sensi dell’articolo 201 della legge sui Contratti, il rapporto di agenzia si intende risolto in presenza delle seguenti circostanze:

  • accordo stipulato tra le parti;
  • revoca del potere di rappresentanza da parte del preponente;
  • rinuncia espressa da parte dell’agente;
  • raggiungimento dell’obiettivo prefissato nel contratto;
  • morte o sopravvenuta incapacità di una delle parti;
  • fallimento del preponente.

Il Diritto dell’Agente all’indennità

L’articolo 222 della Legge sui Contratti stabilisce, in particolare, che “il preponente è tenuto a riconoscere all’agente una somma, a titolo di indennizzo, per gli eventuali pregiudizi subìti in conseguenza degli atti leciti posti in essere nell’esercizio dei poteri conferitigli dal preponente”.

L’articolo 223 prosegue prevedendo, altresì, come il “dovere a carico del preponente di riconoscere un’indennità all’agente, sorga anche qualora questi, agendo in buona fede, abbia causato danni a terzi”.

In virtù del principio contenuto nell’articolo 222, secondo la normativa indiana si configura, pertanto, un contratto implicito tra preponente ed agente, ai sensi del quale, il preponente è chiamato ad indennizzare l’agente per tutte le eventuali perdite subìte e gli ulteriori pregiudizi derivanti dalla realizzazione di atti leciti compiuti nell’esercizio dei poteri, espressamente, conferitigli.

Il carattere della liceità degli atti compiuti dall’agente è, dunque, elemento chiave per rendere esigibile ogni eventuale richiesta di indennità. A questo riguardo, la giurisprudenza indiana ha stabilito come all’agente possa essere riconosciuta un’indennità anche con riferimento a contratti nulli, purché non illeciti, sottoscritti dall’agente nell’esercizio dei poteri conferitigli.

L’articolo 223 introduce un’ulteriore elemento tra le condizioni previste per la richiesta di indennità: la buona fede. L’agente deve, cioè, aver agito nella piena convinzione della liceità dei propri atti o, comunque, senza la consapevolezza che tali atti potessero risultare illeciti. In presenza di tali circostanze, l’agente ha, quindi, diritto ad essere indennizzato per gli atti realizzati in buona fede anche qualora questi abbiano causato dei danni a terzi.
Il diritto all’indennità consente, inoltre, all’agente di ottenere il pagamento delle provvigioni ed il rimborso di tutte le spese sostenute per conto del preponente.

La Corte Suprema indiana, in una significativa pronuncia, ha confermato il carattere accessorio di tale diritto rispetto al contratto stipulato dall’agente per conto del preponente; tale diritto non potrà, pertanto, essere in alcun modo compromesso neppure in presenza di cause che rendano il contratto stipulato per conto del preponente non tutelabile in giudizio.

Nel caso di revoca dei poteri conferiti all’agente da parte del preponente, l’agente ha, comunque, diritto a percepire le provvigioni maturate sino alla data della revoca e tutte le eventuali somme ancora dovute in base agli accordi intercorsi tra le parti.

Diritto dell’Agente al risarcimento dei danni

La normativa che disciplina il diritto al risarcimento dei danni subìti a seguito della risoluzione del contratto di agenzia è contenuta, rispettivamente, negli articoli 205, 206 e 225 della Legge sui Contratti. Ai sensi di tali disposizioni, l’obbligodi provvedere al risarcimento dei danni a carico del preponente insorge:

  • quando il contratto di agenzia sia stato risolto senza giusta causa;
  • nel caso in cui il preponente abbia omesso di fornire adeguato preavviso;
  • qualora l’agente abbia subìto un danno a causa della negligenza o dell’imperizia del preponente.

Secondo la giurisprudenza esistente in materia si può ragionevolmente affermare come le seguenti circostanze possano costituire giusta causa di risoluzione del contratto di agenzia:

  • perdita di reputazione da parte dell’agente;
  • incapacità sopravvenuta, sia fisica che mentale, dell’agente;
  • cattiva condotta dell’agente, tale da giustificare il suo licenziamento;
  • corruzione.

Per quanto riguarda poi l’obbligo previsto a carico del preponente di informare, preventivamente, l’agente della volontà di interrompere il rapporto, occorre sottolineare come non esista una disposizione normativa in grado di fornire una definizione oggettiva ed assoluta del carattere “ragionevole” del preavviso. Tale valutazione verrà, pertanto, effettuata, di volta in volta, dal giudice sulla base delle circostanze del caso concreto. Vale la pena sottolineare, in proposito, come una eventuale clausola contrattuale, che riconosca ad una sola delle parti il diritto di risolvere, unilateralmente, il contratto, sia da ritenersi a tutti gli effetti illecita.

Secondo quanto stabilito ai sensi dell’articolo 225, il preponente è, altresì, responsabile nei confronti dell’agente per idanni, eventualmente, subìti da quest’ultimo a causa della negligenza o imperizia del preponente. Il diritto al risarcimento comporta, tuttavia, l’obbligo a carico dell’agente di dimostrare:

  • di aver subìto un danno;
  • che tale danno è diretta conseguenza del comportamento negligente o, comunque, imprudente del preponente.

In ogni caso, l’agente non ha diritto ad ottenere alcun risarcimento, qualora il preponente sia in grado di dimostrare come le conseguenze derivanti dal proprio comportamento colposo o imprudente avrebbero in ogni caso potuto essere facilmente evitate se solo l’agente avesse adottato misure adeguate (idonee- appropriate), oppure nel caso in cui il danno sia direttamente correlato alla natura dell’incarico svolto dall’agente.

La Legge sui Contratti riconosce all’agente anche il diritto di detenere legalmente i beni di proprietà del preponente. L’agente è autorizzato, in assenza di diversa disposizione contrattuale, a conservare nella sua disponibilità qualunque bene ricevuto dal preponente ed appartenente a quest’ultimo, sia esso mobile o immobile, sino a quando non abbia ottenuto il completo pagamento delle provvigioni dovute o non sia stato rimborsato interamente delle spese effettuate per conto del preponente.

Vale la pena, tuttavia, sottolineare come tale diritto non consenta all’agente, nel tentativo di ottenere soddisfazione, di vendere o disporre altrimenti dei beni di proprietà del preponente, senza il suo preventivo consenso.
Ai sensi dell’Indian Limitation Act, emanato nel 1963, l’agente ha, di regola, 3 anni per poter agire giudizialmente nei confronti del preponente ed ottenere il rimborso delle spese effettuate per conto di quest’ultimo; il termine decorre dal momento in cui il pagamento è stato effettuato. Il medesimo termine trova applicazione in riferimento ad azioni volte ad ottenere il riconoscimento di eventuali somme a titolo di indennità e decorre dal momento in cui tale diritto è insorto.

Non esiste alcuna legge o norma in India, che consenta di stabilire la misura dei danni da riconoscere all’agente, in caso di risoluzione anticipata del contratto. In assenza di espressa disposizione contrattuale, pertanto, i tribunali indiani si affidano, di regola, a quanto stabilito in materia dalle norme che disciplinano le altre tipologie contrattuali.

Un criterio comunemente adottato per il calcolo del risarcimento dovuto all’agente prende in esame le somme che l’agente avrebbe guadagnato, qualora il contratto non fosse stato risolto.

Sorgente: Il contratto di agenzia in India

Pagamenti internazionali, quale scegliere?

Uno dei principali problemi che gli operatori economici si trovano a fronteggiare nel processo di vendita sui mercati esteri è certamente l’individuazione e la scelta della condizione di pagamento da utilizzare. Compratore e venditore cercheranno entrambi di “tirare l’acqua al proprio mulino” cercando di spuntare le condizioni e le clausole che ritengono maggiormente convenienti: chi vende vuole che vi sia certezza circa l’incasso mentre chi paga in genere agisce in modo da posticipare i pagamenti il più possibile.

E’ dunque da questo “braccio di ferro” che scaturirà la definitiva scelta della forma di pagamento.
In generale comunque, va segnalato che esistono vari elementi che influenzano in maniera dirimente tale scelta e fra questi citiamo:

il rischio Paese ovvero le condizioni economico-politiche che sussistono nel Paese della controparte;
• il funzionamento del sistema giuridico nel Paese della controparte;
• la situazione del sistema bancario nel Paese della controparte;
• il rischio commerciale (insolvenza della controparte);
• gli usi, le consuetudini, il regime valutario del Paese di origine del compratore e le normative import -export vigenti nei singoli Paesi;
• la possibilità di attivare una copertura del rischio commerciale e/o politico;
• la possibilità di avere informazioni attendibili sulla affidabilità e solvibilità della controparte;
• il settore merceologico, il mercato di riferimento ed il rapporto contrattuale esistente tra il venditore ed il compratore;
• il volume e la rilevanza economica delle singole forniture;
• la distanza, l’immagazzinamento della merce e la modalità di trasporto;
• la possibilità di attivare, in caso di mancato pagamento, azioni di recupero del credito;
• la possibilità di essere sostituiti con altri fornitori;

Chiaramente la vendita di merci e/o di servizi a compratori esteri comporta rischi supplementari e di maggiore entità rispetto a quelli che si incontrano in ambito nazionale.
Fare business con soggetti stranieri comporta inevitabilmente un aumento del rischio e dell’incertezza e per questo spesso sono gli stessi prezzi applicati al di fuori dei confini a lievitare, specialmente quando si opera con Paesi diversi da quelli dell’Europa occidentale.

Attenzione però perché non è raro che vengano accettati dei semplici assegni bancari firmati dal compratore non considerando che anche dopo alcuni mesi dalla negoziazione e quindi dall’accredito, che viene eseguito non in via definitiva ma “salvo buon fine”, l’assegno bancario può risultare non saldato.
In questi casi per il venditore, oltre il danno subentra la beffa, perché l’istituto bancario sarebbe costretto, suo malgrado, a restituire l’intero importo, precedentemente accreditato, aumentato delle spese e delle commissioni d’insoluto.

Comunque la forma di pagamento maggiormente utilizzata negli scambi internazionali è indiscutibilmente l’apertura di credito documentario ma anche in questo caso possono verificarsi dei problemi imprevisti dall’operatore. E’ infatti un grosso errore ritenere che per riscuotere il credito sia sufficiente andare in banca e consegnare la documentazione relativa perché può succedere che, pur presentando i documenti alla banca, la stessa non sia in grado di eseguire il pagamento avendo rilevato delle irregolarità nei documenti e/o nella loro presentazione.

Per evitare l’insorgere di questo tipo di problematiche è necessario che nell’accordo contrattuale sottoscritto vengano specificate una serie di variabili:

• il quando, ovvero il preciso momento in cui verrà effettuato il pagamento della fornitura;
• il come, ovvero la valuta di pagamento;
• il dove, ovvero il luogo di pagamento;
• gli istituti bancari coinvolti nell’operazione;
• i sistemi di pagamento, ovvero la modalità attraverso la quale si concretizzerà il trasferimento dei fondi;
• la forma tecnica di pagamento che sarà utilizzata.

Relativamente al quando, che rimane una delle variabili maggiormente oggetto di diatribe e discussioni, il pagamento potrà avvenire in tre modalità: pagamento anticipato, pagamento posticipato e pagamento contestuale.

Il pagamento anticipato è la condizione preferita da chi vende poiché esso spedirà la merce solo quando l’importo sarà accreditato definitivamente sul proprio conto corrente.
In questo caso tuttavia potrebbe essere il compratore a nutrire dei dubbi circa l’effettiva spedizione dei prodotti in questione ma potrebbe tutelarsi pretendendo dal venditore l’apertura di un particolare tipo di garanzia l’Advance payment guarantee attraverso cui l’istituto bancario si impegna a riconoscere al compratore l’importo pagato anticipatamente nel caso di mancata spedizione della merce.

Il pagamento posticipato è la forma di pagamento cui i compratori guardano con maggiore interesse perché permette loro di ricevere la merce ordinata prima di realizzare il relativo pagamento con il venditore che invece assume su di sé tutti i rischi di mancato pagamento.
Per mitigare l’assunzione di un tale rischio si può prevedere a seconda delle circostanze l’uso di strumenti di tipo assicurativo e/o di tipo bancario come forma di, almeno parziale, tutela.

Il pagamento contestuale, anche conosciuto con il termine Cash on deliverysi materializza quando la fornitura dei prodotti è vincolata alla ricezione di avvenuto pagamento che dovrà strutturarsi attraverso trasferimento dell’intero importo via Swift.

Per quel che riguarda la scelta della moneta di pagamento da utilizzare quello che va sempre attentamente tenuto a mente quando si decide la valuta in cui realizzare la compravendita è il cosiddetto rischio di cambio, ossia scegliendo una moneta diversa da quella usata nel proprio Paese esiste il rischio di incassare una quantità di danaro in moneta nazionale inferiore a quella attesa oppure di dover pagare una somma superiore a quella inizialmente prevista.

Il luogo di pagamento può essere:

nel Paese del venditore, presso cioè, una banca nazionale con cui l’esportatore intrattiene un rapporto di conto;
nel Paese del compratore, presso una banca all’estero nel caso, ad esempio, di pagamenti veicolati attraverso circuiti elettronici di incasso e/o utilizzando conti accentrati di banche italiane all’estero o, ancora, utilizzando un proprio conto corrente nel Paese estero;
in un altro Paese, diverso da quello del venditore e del compratore, nei casi, ad esempio, di crediti documentari utilizzabili presso banche estere.

Esistono diversi sistemi di pagamento che consentono di trasferire denaro in modo veloce e sicuro da una banca ad un’altra. Tra i più utilizzati citiamo: Swift (Society for World- wide Interbank Financial Telecommunications) e Sepa (Single Euro Payments Area).

Swift è un sistema di pagamento internazionale che permette di effettuare una molteplicità di operazioni (esecuzione di pagamenti, assunzioni di impegni, scambio di informazioni, disposizioni per movimentazione di conti, ecc.), attraverso dei cosiddetti Authenticator key che assicurano l’autenticità delle operazioni, rendendole immediatamente operative.

Sepa è, invece, un’area che riguarda i 28 Paesi Comunitari più l’Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Svizzera, che permette di effettuare e ricevere pagamenti in euro all’interno del singolo Paese o al di fuori dei confini nazionali, alle stesse condizioni di base accordate nel singolo Paese.

Perché questo sistema di compensazione possa attivarsi è obbligatorio l’utilizzo delle coordinate bancarie fornite da tutte le banche alla propria clientela e, cioè, dei codici IBAN, International Bank Account Number e BIC,Bank identification code.

In conclusione quando si sceglie una forma di pagamento è opportuno operare una riflessione preliminare su quale rappresenti la soluzione più adeguata fra quelle disponibili e, solo dopo aver compiuto tale analisi, si può scegliere fra:

bonifico bancario (banker’s swift transfer or transmission oppure bank transfer via Swift);
rimessa di assegni bancari (check o cheque);
incasso documentario (documents against payment o documents against acceptance);
incasso semplice (clean collection) di effetti (promissory note/bill of exchange) o di ricevute bancarie (receipt);
credito documentario (documentary credit) senza conferma o con conferma.

Repubblica Domenicana, dove il business si fa con il sorriso

Repubblica Domenicana, dove il business si fa con il sorriso

La Repubblica Domenicana è un Paese celebre per le sue spiagge da sogno, la gentilezza e l’amabilità dei suoi cittadini e per le sue incredibili bellezze naturali capaci di attrarre e conquistare turisti da ogni parte del mondo. Tuttavia sarebbe superficiale pensare a questo Paese esclusivamente come ad una “realtà da cartolina” dove andare a trascorrere una vacanza esotica per rigenerare il corpo e la mente perché il territorio domenicano è disseminato di opportunità di business che, se adeguatamente studiate ed analizzate, possono costituire uno sbocco commerciale di una certa rilevanza per imprese ed investitori internazionali.

Come ha infatti spiegato l’‎Ambasciatore‬ della Repubblica Domenicana in Italia, Alba Maria Cabral Peña, in occasione del focus sulle opportunità offerte dal Paese organizzato da Lazio Innova a Roma lo scorso 15 giugno “la Repubblica Domenicana, oltre alle migliori ‪spiagge‬ dei Caraibi ed al ‪calore‬‬ dei suoi cittadini, offre un export di elevata qualità, una posizione geografica strategica ma soprattutto ‪stabilità‬ economica, sociale e politica presentando la più alta crescita economica di tutta la regione”.‬‬‬

La popolazione dell’isola è di circa 10 milioni di abitanti, il territorio è suddiviso in 31 province a cui deve essere sommato il Distretto Nazionale della capitale: Santo Domingo. Lo Stato ha un ordinamento democratico ed è attualmente guidato dal politico ed economista Danilo Plutarco Medina Sánchez, recentemente eletto per un secondo mandato con il 61,8% dei consensi.

La temperatura media annuale elevata (oscilla fra i 18 ed i 27 gradi) ed il clima tropicale rendono il territorio del Paese assai fertile per la coltivazione di qualsiasi tipo di cereale.

La Repubblica Domenicana dispone di buone infrastrutture fra cui:

• 8 aeroporti internazionali e più di 270 voli internazionali ogni giorno;
• 12 porti marittimi;
• 5 porti per crociere;
• Una rete stradale ed autostradale ben sviluppata;

Va detto poi che investire nel Paese è vantaggioso per le numerose agevolazioni e gli allettanti incentivi offerti senza dimenticare la vigenza di una affidabile normativa che tutela gli investimenti stranieri. Non è un caso quindi che numerose società straniere si siano affermate sul territorio domenicano specialmente nei seguenti settori: comunicazioni, trasporti, turismo e nei settori industriali delle zone franche.

Uno strumento particolarmente utile è lo Sportello Unico per gli Investimenti (VUI-RD) in grado di mettere a disposizione degli investitori un punto di riferimento attraverso cui è possibile realizzare le operazioni più importanti inclusi certificazioni, licenze e permessi necessari a rendere concreti i progetti di investimento in loco.

L’economia del Paese presenta dei tratti contraddittori: da un lato circa il 40% della popolazione ha un tenore di vita più elevato di quello di noi italiani ma d’altra parte una consistente fetta dei cittadini versa in condizioni vicine all’indigenza. Questa situazione è ben descritta da un dato: i domenicani sono i clienti più “affezionati” di auto Ferrari a livello globale se si rapportano le statistiche sugli acquisti del “Cavallino Rosso” al numero totale di abitanti.

E’ poi curioso rilevare che, sempre in rapporto al numero di abitanti, i cittadini domenicani siano in assoluto quelli che viaggiano di più al mondo dimostrando un apprezzamento vicino all’adorazione per i prodotti del Made in Italy specialmente nei comparti Food, Fashion e Design.

Nonostante la distribuzione della ricchezza non sia omogenea la crescita economica dell’isola è comunque innegabile: nell’ultimo biennio il PIL è cresciuto ad un ritmo di poco superiore al 7%, il Paese ha inoltre prodotto ricchezza per quasi 70 miliardi di dollari nel 2015 ed il PIL pro capite (calcolato a parità di potere d’acquisto) è cresciuto fino a $ 15.000.

Le opportunità di investimento maggiori si riscontrano nel settore deiservizi, manifattura, infrastrutture, agroindustria ed energia. Certamente anche il settore turistico, capace di produrre 6 miliardi annui di PIL, prospetta chance interessanti per le nostre PMI visto e considerato che il Paese, oltre a disporre di 500 km di coste, viene visitato da circa 150.000 italiani ogni anno.

Per quanto riguarda il livello di tassazione, l’imposta sui redditi di impresache si paga in sede di dichiarazione dei redditi è pari al 25% e, sebbene vi siano altri Paesi in cui la stessa è più bassa, va considerato che in Repubblica Domenicana si possono scaricare (se documentate) tutte le spese incluse quelle di rappresentanza.

Poi esistono due ulteriori agevolazioni che meritano una citazione:esenzione totale per il reinvestimento degli utili di impresa ed esenzione dell’imposta sul reddito per investimenti in specifici settori ed aree(soprattutto la zona frontaliera) da sviluppare.

Aprire un’impresa in loco è semplice, facile e veloce grazie ai bassi costi di costituzione e di gestione e grazie alla presenza di un sistema bancario moderno, snello, efficiente e sicuro. Dunque data la bellezza dei luoghi e la presenza di un sistema di un tale sistema di facilitazioni il Paese può davvero rappresentare una miniera di opportunità per chi è alla ricerca di nuovi orizzonti di business.

Sorgente: Repubblica Domenicana, dove il business si fa con il sorriso